La Rete ARTI ha quest’anno intrapreso la prima esperienza di alta formazione teatrale rivolta agli studenti della Rete stessa insieme al maestro Nikolaj Karpov. Il seminario di quest’anno ha inaugurato una collaborazione duratura che vede il Teatro Everest sede di un appuntamento annuale fisso.
Infatti il prossimo settembre 2012 la Rete ARTI riproporrà ai suoi studenti e a coloro interessati all’argomento, un seminario formativo sulla Biomeccanica Teatrale applicata alle fiabe.
Il seminario di quest’anno è stata una bellissima esperienza, ricca e proficua per tutti. (vedi foto…>>)
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NIKOLAJ KARPOV
Direttore del Dipartimento di Movimento Scenico del GITIS.
Studia e si diploma come attore di teatro alla scuola Teatrale Scepkin presso il Teatro Malyj di Mosca. Studia recitazione con Tatiana Orlava, allieva di Stanislavskij, e Nikolaj Annenkov, attore del Teatro Malyj. Studia il movimento scenico e scherma con E. Nemerovskij, attore del teatro Vac’htangov. Tiene seminari e laboratori in molti paesi d’Europa.
In Italia: dal 1990 partecipa alla Scuola Europea per l’Arte dell’Attore – “Prima del Teatro”; è tra i fondatori del Centro Internazionale La Cometa; collabora da anni con diverse Accademie e Scuole di stato come: L’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”, Scuola Nazionale di Cinema, Scuola del Teatro Stabile di Torino, Accademia dei Filodrammatici di Milano, CUT di Perugia.
Nikolaj Karpov propone un metodo che rappresenta la combinazione dei principi fondamentali del lavoro sulla tecnica dell’attore e della sua applicazione al lavoro sul testo, ponendosi al punto di incontro degli insegnamenti di Stanislavskij, Mejerchol’d e Michail Cechov.
In sostanza il concetto di pedagogia teatrale di Karpov è questo: perché il corpo dell’attore diventi un mezzo pienamente espressivo, infinitamente disposto ad obbedire in ogni istante, interamente capace di trasmettere la vita del personaggio (e non trasportare sul palcoscenico la propria vita) è necessario educarlo ed addestrarlo fino ad una padronanza completa: solo allora un corpo inespressivo, banale, quotidiano può acquisire una libertà di espressione, diventare uno strumento saggio e consapevole, ideale per il teatro contemporaneo.
